MISSIONE di Acr-Crv https://www.facebook.com/rio.merzario www.acraccademia.it/novit%C3%A0%201%20Poesia%20il%20baggese.html http://www.foodfilmfestival.info/ “CRV-ACR -Onlus.. di fatto.. che svolge un’attività socio -culturale di prevenzione al BULLISMO. -‘dal 1987 ad oggi ”.. combatte le DEVIANZE GIOVANILI-il Cyberbullismo - "Bulli e Bullismo.. Vandali e Vandalismo” con l'OSCAR e crea protocolli d’intesa, tra operatori sociali, Associazioni, e Comitati. Storia del Concorso di poesia-arti e mestieri OSCAR: Nasce nel 1987 a Milano, da un'intuizione di Sergio Dario Merzario, (Rio), Semenza, Maderna e altri, prende il via il Concorso "il BAGGESE". Acr, (Repo) e Paza nel 1999, lo trasformano nel trofeo lombardo ( che nel 2002 diviene TROFEO LOMBARDO LIGURE). Nel 2006 diventa OSCAR Internazionale "NO e STOP al BULLISMO" con il contributo di Sergio Dario Merzario, http://www.odg.mi.it ; Ketti Concetta Bosco, le biblioteche e l'Unicef Prov. di IMPERIA!” Collegamenti clicca quì il BAGGESE-Milanese-Sanremese-Civennese Bellagino: Leggi e diffondi. ciao www.acraccademia.it/novit%C3%A0%201%20Poesia%20il%20baggese.html da www.acraccademia.it

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sabato 28 gennaio 2017

Invito...alla PREMIAZIONE all'Oscar NO AL BULLISMO 28a Ediz x il 15 febbraio 2017 h 15 Milano.


www.acraccademia.it 
ciao da Acr-CRV eccoti l'I N V I T O-Scuola De Marchi Gulli di via Martinetti -
Milano Aula Video h 15,30-17 28a Ediz. dell'Oscar Iternaz. No al bullismo. 4a Ediz. 
Super Oscar e 2a Ediz. Premio Letterario Internazionale Personaggi Celebri... Presiede 
la Giuria Don Gino Rigoldi Cappellano del Beccaria Carcere Minorile di Milano -Lombardia ...
 informateci... www.acraccademia.it
 Poesie... Finaliste per mercoledì 15 febbraio 2017 h 15,15-19,00 Scuola DE MARCHI GULLI Via Martinetti Milano: Giuria –Don Gino Rigodi (Presidente). Giurati –  Ketti Concetta Bosco, Segio Dario Merzario, Stefano Pillitteri e Attilio Zappaterra.

Il tempo che se ne và
Il tempo è come l’acqua
l’acqua scorre e se ne và.
Il tempo è come l’amore
finito tutto non resta niente.
Il tempo è come un giorno di
festa finita la festa
rimane la malinconia
tutti rientrano a casa.
Il tempo è bello se tutti
uomini e donne godiamo in
perfetta salute.
Domenico De Dominicis
Canzone popolare calabrese (dialettale)
La figlia del mandriano dorma
notte e giurno du pagliaio
una farfalla bianca la
muzzicata alla gamba, una farfalla
Rossa la muzzicata a ru musso.
La figlia del mandriano dormiva
Insieme alle pecore e i maiale
La figlia del mandriano
così rimase a tuttu o giurno
a dormire nel pagliaio. Anche se
le persone riuscivano a trovarla
lei dormiva tuttu u giurno nel
pagliaio, notte e giurno.
Domenico De Dominicis

Alla mia mamma
Cara mamma tu mi creasti
appena nato mi hai cullato e
per vari anni mi imboccasti.
Mi hai tenuto per mano
E sempre mi hai abbracciato.
Passati gli anni sono cresciuto
e sempre mi hai curato
Poi divenni grande e me ne andai
ma sempre ti pensai
venendo sempre a trovarti.
Ma dopo tanti anni
per sempre mi lasciasti
ma nel mio cuore sei rimasta
e non ti dimenticherò mai.
Rodolfo D’Amico

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE
Dio creò la donna e le donò la bellezza
Ed il profumo di un fiore.
Un fiore che racchiude in ogni suo petalo,
ciò che è il simbolo della vita!
Nel primo petalo,
la donna rappresenta l’amore, la sensualità
e la dolcezza che conquista ogni uomo.
Nel secondo petalo;
la vediamo madre, tenera e vigile sul suo piccolo,
che proteggerà sino al suo ultimo respiro.
Il terzo petalo,
racchiude tutta la sua forza, tutto il suo coraggio
che la rendono ardita compagna,
al fianco del suo uomo; ma, aimè,
al giorno d’oggi ci sono molti uomini
che strappano questi fiori dal giardino della vita
e senza scrupoli, li fanno in mille pezzi,
violentando i suoi petali delicati!
Quale molla umana provoca tutto questo?
Forse la gelosia e la mancanza del successo,
lo spingono a queste crudeltà!
Le leggi sono troppo deboli per porre
La parola fine a tutto questo.
Non ci resta che unirci,
soprattutto, noi donne, in unica preghiera
rivolta a Dio, perché mandi fra noi
degli angeli per proteggerci e per
tramutare questi artigli umani
in dolci carezze, come merita ogni donna,
sposa, madre, amante, qualunque essa sia!
Giovanna Nasta

Farfalle tra le sbarre
La giustizia non conosce il perdono
e, chi sbaglia, viene strappato dalla
sua vita e lo accolgono nude mura
e pesanti catene che lo legheranno, forse per sempre…
Ormai la sua esistenza si è conclusa
e gli rimane vivo solo l’eco dei
ricordi di una vita sbagliata!
Ma, per alcuni, libera rimane, nel
suo ego profondo qualcosa che lo tormenta…
È la coscienza e vorrebbe tornare indietro!
Essa, come farfalla, vola, oltre
quelle sbarre e sembra voler
portare un appello alla gente..
Soprattutto dovrebbero volare tra
i giovani che si affacciano alla
vita e sussurrare loro sagge parole,
col battito delle sue ali, anche
se macchiate di fango…
“Non seguite il mio percorso, è
illuminato da falsa luce che vi
porterà alla distruzione…
ma volate, liberi, verso orizzonti
dove esistono solo onestà,
amicizia ed amore…”
Talvolta può esser prezioso per
i giovani, visitare quelle mura…
Non dovranno aver paura perché
a loro verrà regalata una di
queste farfalle che, domata da
una mano prigioniera, gli indicherà
la giusta via della libertà!
Giovanna Nasta

La Madre Terra piange
Cosa abbiamo fatto alla Madre Terra?…
Che piange e piange di dolore
Alcuni la vogliono salvare
Alcuni la feriscono fino al cuore.
Il cuore della Terra è avvelenato
Perché l’uomo è egoista e prepotente
La combatte facendole del male
Seminando veleno dappertutto.
Ma… la Madre Terra…
Con la sua magia si difende sempre!…
Con temporali, alluvioni e terremoti
Per pulirsi e ricominciare 
con amore e con il bene.
Ma l’uomo non ragiona e se ne infischia
Padrone e Re lui si sente!…
E ritorna ad attaccarla
Creando fame e guerre
Senza pensare ad altri che l’amano.
E manda all’aria veleni…
Per farci chiudere i polmoni…
Far diventare sporco il mare…
Che d’azzurro diventa morte.
L’uomo sempre vuol di più
Ha fame di potere
E uccide con prepotenza
E la Madre Terra piange…
L’uomo che umano non lo è
Non pensa al Divino di Lassù
Che è il Buon Dio e che creò la Terra.
Tutto comanda il Cielo
E ci aspetta per regolare i conti
E di noi non resta niente
Perché cenere noi siamo.
Giuseppina Melidoni

SEMPLICEMENTE PAPA’
Fu un buon portiere
Ed un ottimo allenatore
L’anima del vero calciatore
È un’anima buona, umile e passionale..
È l’anima dei grandi!
Rocco Silvestri

ESSER BAMBINO
Come fiore della vita, ogni giorno,
nasce un bambino ad arricchire
il nostro patrimonio umano!
Si presenta a noi piccolo,
batuffolo morbido e delicato
ed il suo primo gesto è
alzare le sue braccini verso il cielo,
quasi a voler implorare
la benedizione divina!
Poi si abbandonerà
al seno della sua mamma
che lo proteggerà con amore,
sino ai suoi primi passi!
Vivrà nel suo mondo,
fatto di favole e balocchi e,
solo nel suo sguardo,
potremo trovare ancora
traccia di quella innocente onestà
della quale, oggi non vi è più traccia!
Ma, diventato adulto,
tutto cambierà;
si trasformerà in uno dei tanti robot,
schiavi della società
ed il suo sguardo perderà l’impronta
di ogni valore umano!
Può salvarsi solo chi nel suo profondo,
ha ancora viva una traccia
del suo passato di bambino,
non contaminato dall’egoismo umano!
Rocco Elia Silvestri

I mestè
In quel curtil lì l’era bel:
de frunt gh’era i pulè cunt i besti,
dal gal ai gaìn, i cunili e anca al nimal.
A la basura i donn se meteven foera de ca’
Se setàven giù su la cadregheta cunt in man el culapasta
e mundàven la verdura per la sera
e per preparà el minestron.
E che prufum de roba nustrana se spantegava.
Incò ghè pu gnent. Han butà giò tuscos:
Gh’è restà duma de racuntà.
S’eri un fiò e el me pà
el me cumpagnava a tòe el lat in stala.
Pasavum davanti al “Prestinè”:
che bun profum de pan che gh’era.
e che se spantegava in gir.
Andavi lì anca dopu la scola
A cumprà la merenda: pan e ciculat.
Alura gh’era dumà tri tipi de pan:
pan de semula, quel al’oli e quel comun.
Al dì d’incò ghe n’è mila, e cerchem quel che ghè no.
El ciculatin el custava quindes franc.
Gh’era de sura i facett dei giugadur del folber e
bandiere de qualsiasi nasiun,
per la raccolta sull’album di figurin.
Anca lù el vendeva roba sciolta:
Sucher, pasta, cafè masnà.
Invece el “Fagnam” oltre alla roba sciolta
el vendeva anca saun per bugada e detersif.
E che bon profum vegniva fora de chel birocc lì.
Che bei mument che bela infansia, incò duè racuntà.
E me ricordi anca de pù: a mesdì circa rivava el “Pustin”,
a quel’ura mi turnavi a cà de scola e i me gent de la campagna.
Nel vedè rivà el “Pustin” la gent de quel curtil lì
ghe diseven: famm un piasè
dopu portum anca la bumbula, l’ù finida adess!
Che bel! E se parlava dumà el milanes!
In quel curtil gh’era dè pericul.
Dopu la scola vedevi el “Cavalant”
che el cumpagnava al caval dal “Ferè” a fal ferà.
El vegneva foera cunt in man el fer de caval
tirà fora da la fusina russ buent;
poe la picava su l’incùdin.
Anca lì un profum de fer se spantegava in gir.
Che bei mument incò duè racuntà.
Nel turnà indrè passavi davanti alla ca’ del “Bagatt”,
un picul lucalin, nutevi lù cun davanti el scusà:
el giustava scarp e sciavat,
cunt el martel, i ciod per i tac e la cola.
Anca lì che profum de cola e de cùram:
un’alter angul de racuntà e ricurdà.
Luigi Perfetti

I MERCANT: IN GIR PER I CURTIL
Me ricordi de fiò quanta gent u visit pasà
In quel curtil e incò i a voeuri ricurdà.
Chi rivava cunt el camiunsin,
alter cun motofurgun e caretin. Sentì la sua vusa:
“Don, don, don sum rivà e vendi de tut anca roba de mangià!”
De nom l’era “El Fagnan”
El g’aveva de drè l’uregia la matita e propri l’aria de mercant.
Che bela usansa!
Andava in mes al curtil per ciamà la gent e andà a pruet,
quanta roba sfusa ghera.
Per pagà tiraven foeura el bursin,
vedè turnà indrè el rest sentis dì:
“Ne u vansà anca mi un cicinin”.
Quanta muneda girava;
el bun profum nel’aria visin a la mia mama
e me sun ricurdà de tut, o quasi.
Un alter dì rivava el rutamat,
“Marco patè” che ritirava strasc e rutam.
El vendeva roba per la cùsina:
pedriò, piat, culapasta,
chicherin per el cafè e cugiarin.
E voeri nò lasà indrè un alter de nom “ElVenerdì”.
Anca lu el vendeva che la roba lì.
Che bei mument u vist pasà.
El di dopu rivava “El Sumensat”
Cunt in buca la sigareta faia su cun tabac e cartina;
cun quel caretin cun mila divisori
pien de sumens de qualsiasi qualità.
Anca lù che prufum che lasava a l’aria
Incoe voeri racuntà,.
Al dì dopu vegneva un’altra
Che la vendeva roba de vestis, sugaman e camiset.
La vusava: “Sciura sum rivada”.
E i dòn andaven a cumprà, la ciamaven sciura Olga.
E scurdemes no del Curbetin.
Tuch i mercant gaveven i dì stabilì:
in quel curtil l’era bel inscì.
Luigi Perfetti

Piccolo cuore
Pulsa e ripulsa non ti fermare mai
Piccolo motore umano.
Tu dai forza, coraggio e amore
A questa nostra umile vita
Dataci da mamma e papà.
Scandisci i battiti in ogni petto
Sede di sentimenti. Belli e brutti.
Tu batte come cuore ingrato
Nei bulli, negli uomini duri
Senza pietà e misericordia.
Distruggi tu i lapilli di odio,
fai assaporare loro
la bellezza di un cuore puro,
mite, gagliardo e benevole.
Vibra con giusti ritmi
Per suonare l’inno alla vita,
alla gioia, all’amore.
Annunci i cambiamenti d’umor
Palpiti come un tifone
Quando incontri l’anima gemella
Emetti fulmini a ciel sereno,
strilli “I love you”.
I tuoi malesseri fanno male al portatore
Sei sede di vita e di odio
Di ogni essere vivente,
sei la motrice, l’orgoglio,
e l’albero della vita.
Piccoli uomini senza scrupoli
Fate spazio passa la vita, passa la storia
Passa le brava gente.
Francesco Tuscano

L’alba
La rosea alba avvolge il mondo
Pieno di speranze e d’auspici.
Nel nuovo giorno fiumi di parole
Scorrono per ogni dove,
Ondeggiano come mare burrascoso
Infrangendosi nel nulla.
Il cinguettio dei volatili,
Il gorgheggiar del cardellino
Allietano e addolciscono il risveglio.
I ricordi invadono la mente
Graffiando l’esistenza,
Poi lentamente si insudiciano
Con altri pensieri;
Come nebbia mattutina estiva
Svaniscono nell’etere
Dando spazio all’esistenza.
Le dorate spighe si cullano
Sotto la spinta del pacato Eolo
Mentre il massaro arcuato,
Viso ossuto, intriso di sudore
Falcia il raccolto.
Le benigne parole recise dalla vento
Volano nello spazio infinito
Lasciando sospesi tanti sospiri
D’una felicità mai raggiunta.
L’eco dei rimpianti rimbomba
D’un tempo ormai lontano;
Ora solo struggenti ricordi
Occupano il mio povero cuore.
Francesco Tuscano

“CINQUANTANN D’AMOR”
Ti, semper ti
in la mia ment
in di mè penser
che hann faa
nass el mè amor
e regalam tanti emozion.
I tò oeucc
el tò sgard
in denter in de mì
la mia passion
che la passa mai
te set domà ti.
El mè cant d’amor
el vola el va
su in ciel
domà per ti
e’l te disarà
quanto te voeuri ben.
Tanti in i ròb
che senti in del mè coeur
e me pòrten allegria
vètt conosuda,
sognada, sposada
e semper amada.
Ermanno Boffi

Il silenzio della notte
Il canto di una cicala ribelle
mi sorprende in una notte di stelle.
Riecheggia la sua voce sui colli
racconta seguendo i suoi protocolli.
Ascolta attonita e sbigottita
avvolta da un soffio di vita.
Nel cuore di quella notte silenziosa
ogni cosa diventa più misteriosa.
All’improvviso cambiano le sue note
e una lacrima mi bagna le gote.
Stringo forte le mani per l’emozione
che è stata capace di trasmettermi con
la sua canzone.
Sonia Alessi

Poesia cantico d’Amore.
Tu Donna nell’immensità del Mondo,
sei un piccolo puntino nel Celo,
ma davanti ai miei occhi,
sei tanto Grande,
che il pensiero non può contenerti,
ogni battito del mio Cuore,
e una dolce serenata dedicata a te,
io soffro per Amore,
ma tu non aspettare che l’attesa,
rende arido questo sentimento,
ma Amami Sempre,
di notte sogno di dormire tra le tue braccia,
e il tuo respiro e dentro me,
come il nettare dell’Anima
il Celo Brilla di mille Stelle,
ma la stella Maggiore sei tu,
che illumina il mio cammino,
io parlo al Vento e gli affido i miei pensieri,
sussurrando e accarezzando i capelli,
accogli questo messaggio d’Amore,
stringe Forte a te,
che solo un Autentico Amore,
può dar Vita a un Grande Amore,
Oh Donna Amata per la mia vita per sempre.
Autore e Poeta Ernesto Bortone.
Canto di un Usignolo.
Sono un usignolo, nato in un piccolo nido,
intrecciato tra i rami di un albero!
Al mattino mi sveglio
Baciato dai primi raggi dell’alba,
e mi metto a cantare,
il mio cuoricino è pieno di amore è Gioia
e comincio a volare tra alberi sparsi sui prati.
E’ il mio canto si espande nell’aria,
con la speranza che arrivi sino a te, o mio Signore,
Sento uno strano palpito bussare
Alla porta del mio Cuore!
Sono certo che un segnale 
D’amore che mi arriva da te,
che non ignori un piccolo uccello,
Tu mi Donasti la Vita e la Forza delle ali
che mi permisero di affrontare
tempesta di pioggia e neve;
Ma ora le mie ali sono vecchie e stanche,
e ti chiedo un Miracolo.
Vorrei che l’ultimo volo della mia vita
Fosse diretto, in alto in alto,
sino a raggiungere i confini del Cielo!
Così potrei venire da te
E finire i miei Giorni
Accanto la tua Maestosa Immagine,
Avvolto dal tuo Caloroso Amore Eterno.
Autore Ernesto Bortone
MEMBRA STANCHE
Giorno dopo giorno, le tue dita abilissime
Hanno fatto rifiorire le mie membra stanche,
doloranti, invecchiate e ingrassate e, come
per incanto, mi sento più leggera e meno dolente.
Il mio corpo si riposa e si rilassa, mentre tu, paziente,
scogli contratture difficili e sleghi nodi complicati;
il tutto dura una mezz’oretta, ma il segno leggero,
del tuo tocco preciso, rigenera ogni movimento sbagliato.
Giuliana Galasso
 Mani
Perfette propaggini del nostro io,
destinate all’umanità.
Mani esperte nell’aiutare a nascere,
mani pietose nel ricomporre la morte.
Lievi nel consolare,
forti per stringere le tue.
Sicure e sapienti quelle del chirurgo
sagge e tremanti quelle del vecchio.
Mani esultanti rivolte al cielo,
mani dolenti avvinghiate in preghiera.
Morbide graziose,
ruvide, callose,
paffute e piccole
sono la specchio della nostra identità.
Mani… tutte aggrappate alla vita.
Gabriella Bettazzoni 
Trezzan ier, Trezzan incoeu
Come l’era bèll Trezzan
tanti ann fa,
con la gesètta, el municipi,
dò cassinètt e quatter cà.
El se speggiava
in del Navili el paesin,
che col sò pontesèll
el pareva on preseppin.
I dònn lavaven i  pagn
sora el brellin
e cantaven bèi canzon
in meneghin.
E quand de Beffalòra
rivava el barchètt,
saludaven i viaggiador
coi sò panett.
Allora tra la gent
gh’era on grand rispètt
e se parlava domà
la lengua del dialètt.
Ghera pòcch traffich
e minga de rumor;
se viaggiava coi cavai
e nò cont i motor.
Sì, ghera on quai lader
anca in di temp idree,
ma el massim che faseven
l’era spazzà i pollee.
In mèzz a la campagna
gh’era di bèi cassinn
con paisan e besti
e on mucc de bagain.
Tucc a pee biott
giugaven in su l’era
e curreven in su l’era
e correven in legria
de mattina fin a sera.
Cominciaven la giornada
mèzz indurmenet i mongidor
e tiravan l’ultim pècc
a la sera vèrs des or.
Per tutt el dì gh’era
on gran viavai
de carr e de biròcc,
de asen, boeu e cavai.
Cont el levà del sò
sia in primavera
che in invèrna
ò in mèzz a la scighera
òmen, dònn e fioeu
la domènica mattina
percorreven i sentee
per andà a mèssa prima.
Insci l’era Trezzan,
car i mè fioeu!
Mì adèss ve cuntaroo
come l’è al dì d’incoeu.
L’è minga proppi brutt
el nòster Trezzanon,
ma rispett a quell de ier
gh’è minga paragon.
Del nòster vègg Trezzan,
per dì la verità,
gh’è restaa la gesètta,
el municippi e quatter cà.
Ma chi palazzoni
che hann faa su lì arent
soffeghen el Trezzan vègg
e toeuen el fiaa a la gent.
Per podè traversà la città
gh’è trii pont de scavalcà
e in mèzz al traffich maledètt
se fadiga a respirà.
A la rifusa gh’è nassuu
el quartier Zingon
indoe hann mes’ciaa insèma
ca, vilett e capannon.
Gh’è cressuu in pòcch ann
el numer di abitant
e de squas tutt’i region
gh’è chì i rappresentant.
Incoeu per podè
parlà el nòst dialètt
te gh’ee de provà
a brancà on quei veggètt.
Te gh’heet anca de sperà
de troà vun de Trezzan,
chè quasi semper te risponden
in puglies ò in sicilian.
Purtròpp se fa fadiga
anca a capiss.
Gh’èmm de parlà italian,
se de nò l’è on bèl pastiss.
Se sa, i temp hinn cambiaa
rispètt ai ann indree,
e maneman gh’è spairi
anca i lader de pollee.
Incoeu spazzen i banch,
villètt e appartament,
e anca chì de nunch
gh’è tanti malvivent.
Spaccen la dròga
e fann anca i ricatt,
meno mal ch’on quaidun
el fa la fin del ratt.
Se Trezzan incoeu l’è inscì
l’è colpa del progrèss?
In mèzz a tanti rògn
tirèmm innanz istèss!
Macello Restelli

  Sulle panchine
E’ dura d’accettare che niente può cambiare,
hanno ammesso tutti, che nessuno va votare.
Spiegando non è giusto! Anche tu lo devi fare!
e in coro tutti insieme, non c’è niente da fare!
In giro me ne vado, in quei posti molto strani,
incontro tante persone, sedute ad aspettare,
con calma le avvicino, chiedendogli l’orario,
c’è molta diffidenza, ti guardano anche male.
Dicendo: dai tranquilli, mi metto li a sedere,
dopo qualche minuto, cominciano a parlare,
le storie sono tante, però diverse tra di loro,
alcune molto tristi, che mi fanno stare male.
“Trattavo i metalli d’oro, in un bel laboratorio,
scappando quei clienti, restai senza lavoro”
un altro si avvicina, e chiedendo di fumare,
pacco vuoto in mano, tutto quel che rimane.
“Prima stavo bene, non mi mancava niente,
anche se c’era poco, bastava per campare”
“io ero cosi felice, l’ho detto già a qualcuno,
una volta licenziati, non ti vuole più nessuno”
“Domande di lavoro, ne ho fatte a centinaia,
e ormai mi sono stancato, perfino di girare”
“suonare campanelli sperando che qualcuno,
vedendo l’esigenza porti una mano al cuore”
“Non si può contare, nemmeno sul sociale,
ci danno quattro soldi, non basta per campare”
“è già intrapreso il viaggio, staremo ad aspettare,
così saranno soddisfatti, vedendoci qui a morire”
“L’inverno è già passato, ormai siamo ad Aprile,
restando qui seduti, da soli in fila ad aspettare”
spero che anche Maggio ci possa ancor trovare,
godendoci sto sole, che guarda e poi scompare.
Oronzo Minnella

 Fuori città
Cammino tutto solo, senza una fissa meta,
pedalo lentamente e ammiro la campagna,
la terra coltivata, come sempre ben curata,
nei fossi già puliti, con l’acqua che era pura,
le rane, pesciolini, e scorpacciate di natura.
Ritornano alla mente, i bei tempi di una volta,
quando ero ragazzino, sentivo quel profumo,
quel correre sul prato, o dietro ad un pallone,
tu con le tue amiche, e in mano qualche fiore,
braccialetti, collanine, con l’ago, e col cotone.
Felici correvamo, fino ad una quercia  antica,
e poi riposarsi all’ombra, non era una fatica,
intorno c’era un silenzio, senza avere paura,
mi levavo la camicia, pur evitando di sudare,
era bella la campagna, andando a pedalare.
Intorno tanti uccelli, con farfalle a svolazzare,
più lontano, in alto in cielo, volava l’aquilone,
nascosti dagli amici, con le creme dopo sole,
sdraiata sopra al prato, giocando con il fiore,
dei petali strappavi, chiedendo se era amore.
Ed ora invece sento, un rombo che costante,
anche se l’autostrada, rimane assai distante,
sarà colpa del vento, che arriva quando vuole,
le nuvole lontane, ma e una buona previsione,
frastuono si assordante, che provoca rumore.
Il tempo cambia tutto, in questo mondo strano,
perfino un sentimento, non regge più l’amore,
e che diventa passatempo, così tanto per dire,
per quell’ansia, che avevamo in fondo al cuore,
e che dura normalmente, soltanto una stagione.
Ritorna ancora il vento, e trascina qual rumore,
mi guardo e sono sveglio, sembrava di dormire,
oramai, non sento più, nemmeno quel profumo,
ma se pur, andando piano, arrivo su quel bivio,
solo per pochi istanti, credevo d’essere bambino
Oronzo Minnella

MAMMA .. Giannella
Lucida e gagliarda.
Come una antica maliarda…
Entrava e usciva
…dondolando e cantando,
Lentamente e…
Dolcemente (simpaticamente)
Lasciava e lanciava
Come petali di fiore
A… amicizia e amore!
G. Anselmo Pisano di Apricale

CIVENNA – Bellagio - Milano

Strette.. piccole.. dotte.. uniche,
la gioventù cittadina incalzava..  
Miraggi: Ass, Belas e Milan el pan
Ffss nord, il lago.. richiami di fuga,
un mondo rude e più organizzato... 
immancabili amare delusioni, ma ..
il mondo del potere .. una calamita!
Col tempo, ho seppellito i nostri cari  
vicino al belvedere grigne e vista corni
poi i colpi bassi.. hanno ferito l’orgoglio
la guardia tradita si è abbassata... 
il cuore è debole, trema e sente suonare
la dolce melodia delle campane natie...
Ricordi.. di papà e mamma.. ho nostalgia
di te mia ruvida .. e dolce Civenna.
Sandra M.
Libro della Poetessa
Loredana Falci Bianconi
Scuola finalista : De Marchi Gulli



1 commento:

Anonimo ha detto...

ciao da Acr-CRV eccoti l'I N V I T O-Scuola De Marki Gulli di via Martinetti -
Milano Aula Video h 15,30-17 28a Ediz. dell'Oscar Iternaz. No al bullismo. 4a Ediz.
Super Oscar e 2a Ediz. Premio Letterario Internazionale Personaggi Celebri... Presiede
la Giuria Don Gino Rigoldi Cappellano del Beccaria Carcere Minorile di Milano -Lombardia ...
informateci... www.acraccademia.it Poesie... Finaliste per mercoledì 15 febbraio 2017 h 15,15-19,00 Scuola DE MARCHI GULLI Via Martinetti Milano: Giuria –Don Gino Rigodi (Presidente). Giurati – Ketti Concetta Bosco, Segio Dario Merzario, Stefano Pillitteri e Attilio Zappaterra.
Il tempo che se ne và